sabato 18 giugno 2011

George il Custode

Ogni mattina, dopo aver chiuso a tripla mandata l’appartamento e inserito un lucchettone anni ’50 scendo le scale e prima di uscire dalla society mi fermo volentieri a fare due chiacchere con George. George insieme ad altri due colleghi  è il custode di questa society: un gruppo di condomini racchiusi da delle mura, con identificazione all’ingresso per motivi di sicurezza. 


In questi residence, di solito ci sono gli stranieri, anche se pochi, ma soprattutto le facoltose famiglie indiane che potendosi permettere un qualcosa in più preferiscono questi complessi poiché dotati anche di altre comodità: gruppo di continuità elettrico (qui c’è una media di un black out di decine di minuti ogni 2 ore circa), piscina, spazio dove far giocare i bambini, ecc..

La mattina, ancora mezzo intorpidito dal veloce risveglio, è uno spasso fermarsi a parlare con George. George ha appena cambiato lavoro. Prima lavorava come aiuto meccanico in un’officina di macchine poi la baracca è venuta giù e quindi ha trovato lavoro qui come custode. La sua paga è di 4.000 rupie, meno di 70 euro al mese. Appena mi vede fa un grosso sorriso e mi dice con un accento tutto suo  “how are you my friend ?”. Poi parliamo un po’ di tutto per alcuni minuti prima che arrivi l’autista e io vada al lavoro.


Ieri per la seconda volta, mentre scherzando gli dicevo che deve mangiare di più perché è quasi scheletrico, con un movimento impercettibile della mascella mi caccia fuori la dentiera! Voltandomi lo insulto in italiano mentre lo invito a rinfilarsela dentro. Allora in cambio di quello spettacolo macabro (“George is the last time, ok !?”), salgo in casa e gli porto un po’ di pacchetti di biscotti. Lui tutto contento li accetta ed inizia a mangiarseli..

George è sposato, ha due figlie ormai grandi che vivono nell’area di Koregaon Park  ed è a modo suo un tipo molto preciso. Sta seduto tutto il giorno su una vecchia sedia di plastica o dentro una specie di cabinotto fatto ad arte per le guardie. 

Appena una macchina deve entrare o uscire, lui scatta in piedi, sorriso 24 denti (anzi facciamo 13…), posizione sull’attenti e poi corre come un pazzo verso il cancello, lo apre e lo richiude immediatamente dopo. 


Oltre al registro degli ingressi, George tiene un registro personale dove si segna tutte le cose belle che gli accadono durante il giorno trascurando di trascrivere quelle negative. Allora curioso un po’ nel suo diario e vedo una strana foto..e gli chiedo spiegazioni. 


Mi dice che una coppia di stranieri era corsa da lui qualche settimana fa, strillando a più non posso. Non capendo cosa volessero George gli ha dato il diario. Bè il disegno è abbastanza chiaro già di suo: un mega topone indiano si era infilato nell’appartamento della coppia e non aveva intenzione di andarsene. George con l’aiuto di un suo collega dopo quasi un ora è riuscito a prenderlo.

Ah..dimenticavo, George mi ha anche invitato ad un picnic con la sua famiglia e con grande piacere ho accettato l’invito. Non so cosa mi aspetta ma di certo ve lo racconterò. A presto !



sabato 11 giugno 2011

My Indian Flat

E dopo quasi un mese, parcheggiato come un vecchia bicicletta nell’appartamento del mio capo, eccomi qua seduto sul “mio divano”. Che bello! I tre weekend precedenti sono serviti per pulire casa da cima a fondo e comprare tutto il necessario: dai piatti allo stendibiancheria, dai cuscini al copridivano, dai cestini per la pattumiera al ferro da stiro.. insomma tutto quello che serve per sopravvivere. Riapro la parentesi sulla pulizia: gli indiani sono persone disponibili, sorridenti e piacevoli da frequentare, ma di certo non spiccano per la loro pulizia


Inoltre pulire per la prima volta una casa che non ti è mai appartenuta è una sensazione strana. Mi sforzo a pulire gli angoli, a lucidare i bordi, a ricoprire le cassettiere, a raschiare a fondo il lavandino, a nascondere dentro un armadio tutte le cose che non mi appartengono, come se avessi bisogno di “cancellare” la presenza altrui e di impossessarmi della casa come se fosse la mia donna.

La giornata di oggi è servita solo per mettere a punto alcune cose, il grosso del lavoro lo avevo già fatto le scorse settimane. Mi piace un sacco vedere come giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, un’ appartamento lontano migliaia di chilometri da casa, che mai avevi visto prima, grazie ad alcuni ritocchi, modifiche e aggiustamenti diventa la “nuova casa” in cui vivere serenamente. Da uno sporco ma bel appartamento indiano, sono lieto di presentarvi la mia accogliente dimora indiana..






L’appartamento ha delle rifiniture davvero pregevoli. Il proprietario è un indiano emigrato in America. Là ha trovato sicuramente fortuna perché si è comprato questo buco e lo ha trasformata con un tocco di classe che è tutto tranne che indiano. Le altre case indiane che ho intravisto fono ad ora, sono sporche, in disordine, ma soprattutto non hanno la nostra competenza e il “nostro” tocco di classe nel costruire e nell’arredare le case.







Come vi dicevo prima, poi ci sono alcune cose che mi porto appresso ormai da tempo. Non sono particolarmente legato a nulla, mi ritengo privo di ogni schiavitù materiale, ma mi piace viziarmi un po’. Alcune cose mi seguono dai tempi in cui vivevo a Varese (2007) altre sono più recenti ma per questo non meno importanti. Ecco in dettaglio cosa mi sono portato dietro..




PC 

Senza il mio PC sarei perso. Mi aiuta giornalmente a sorpassare quei momenti di debolezza che tutti hanno..






Copri Water Inter


Bellissimo regalo dei miei soci di Varese. Questo sta girando tutti i cessi…Varese, Fabriano, Pune….sotto il prossimo !











Giorgia e Giulia

Da un po’ di tempo a questa parte le mie nipotine viaggiano sempre con me. Pur essendo così piccole me le porto volentieri dietro..



Trottolino

Questo è un soprannome che da poco mi è stato dato dalle parti di Matelica. I miei amici di sù mi chiamano Birillo, le donne di giù mi chiamano Trottolino. A voi capire il perché..



Al prossimo post..per capire le prime esplorazioni del territorio indiano !





mercoledì 1 giugno 2011

I Piatti di Ruby

Dolce, sensibile, umile… fantastica. Sto esagerando? Non credo. Rubi è una donna indiana, sposata con due figli che da 12 anni aiuta il mio capo a sopravvivere. Lei arriva in tarda mattinata, rifà i letti, fa prendere aria alle camere, scopa per terra ed infine cucina. Fa avanti e indietro da casa grazie all’aiuto di Mangal Singh. Chi è Mangal Singh Se hai letto tutti i miei post dovresti già saperlo! 


Ruby in tutto questo tempo ha imparato a cucinare parecchi piatti italiani: pizza, lasagne, pasta e chi più ne ha ne metta. Il mio capo è un po’ all’antica come si dice, quindi pur essendo qui da parecchio tempo non ha mai ceduto alle prelibatezze indiane. Piuttosto si è impegnato a cercare programmi di cucina italiana e giorno dopo giorno di inculcargli la nostra tradizione. 

Da quando sono arrivato, circa due settimane fa, ho approfittato della sua assenza per dare carta libera a Ruby. Mi ha guardato prima con aria sorpresa poi con un sorriso che gli ha completamente avvolto la faccia mi ha chiesto: “Sir, Curry Paneer ??”

Così il mio approccio con i piatti indiani ha inizio. Principalmente sono piatti semplici, fatti di carne e verdura, al 70% fritti e ricoperti da una serie infinita di salse piccanti. Chiaramente se non ti piace il piccante un consiglio te lo posso dare: stai alla larga dall’ India!


E’ iniziato quindi un tour de force tra pollo in salsa agro dolce, pollo piccante, agnello con verdura, riso con gamberetti, pane indiano, polpette dio pollo e spinaci, melanzane e cavolfiori fritti..




Sicuramente le due pietanze che apprezzo di più e che sono ormai entrate nel mio DNA alimentare sono il pane indiano (naan) e un formaggio (paneer). Ecco una breve ma efficace descrizione:


Naan (pane indiano)

E’ un pane diffuso in tutto il medio oriente fatto da farina di cereali e acqua senza l’aggiunta del lievito. Davvero buono!





Paneer (formaggio)

E’ un formaggio tipo la ricotta, è poco saporito e proprio per questo è quasi sempre abbinato a verdure stufate o crude, oppure viene consumato fritto,  grigliato o messo al forno. Semplice, in quanto facile da fare, due soli ingredienti: latte e limone.






martedì 24 maggio 2011

Sezione Foto e Video


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   Post:    A Prima Vista

  Post:       Volare

 Post:    I Piatti di Ruby

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Post:    Sulla via del mattino



lunedì 23 maggio 2011

Sulla via del mattino

Sveglia alle 7:20, doccia, vestizione in 5 minuti (fantozzi docet), colazione e alle 08:00 puntuali, spaccando il secondo Mr Mangal Singh suona il campanello. Ecco come funziona qua in India. 

Chi è Mr Mangal Singh ? L’autista del mio capo che in questi giorni mi accompagna al lavoro, perché non ho ancora traslocato nella mia nuova casa indiana. Un uomo gentile, affabile, un po’ fuori di sé, perché ogni cosa che gli dici o ti dice si mette sempre a ridere. Siamo in coda, dietro una fila sterminata di macchine, motorini, furgoni, carri (più ne hai più ne metti), l’altra corsia è vuota, ma l’altra corsia è nel senso opposto.. Mangal Singh, con il suo ghigno parte a razzo e và contromano. Il mio capo seduto di fronte a me inizia a inveirgli contro; tutto il rosario ma proprio tutto è citato, parola per parola.  

Un poliziotto lo ferma, gli chiede la patente, gli dice qualcosa in lingua marathi. Mentre il brusio di sottofondo fatto da vecchie macchine scassate cresce sempre più a dismisura, torniamo nell’altra corsia ma ecco un altro imprevisto: lo spartitraffico. Non parliamo di un comune spartitraffico ma di un spartitraffico indiano: una serie di pietre grezze posizionate in fila al centro della strada. Il mio capo non fa tempo a riprendere fiato che Mangal Singh suona la carica e in un batti baleno è sopra ai sassi, pedale dell’acceleratore a fondo, fumo nero dallo scarico e il rumore stridulo della carrozzeria a contatto con i sassi. Non contento, appena superato l’ostacolo non vede una moto che arriva a bassa velocità…e….strike ! Ormai il mio capo non ha più voce mentre Mangal Singh se la continua a ridere (come il sottoscritto) come se niente fosse successo.. Incredible India.

Lo stabilimento dista a soli 30km ma ci vuole un’ ora per arrivarci. Il viaggio è una specie di ritorno al passato che inizia alle 08:00 e finisce giusto giusto alle 09:00. Mentre sulla strada si combatte a base di clacson, zig zag e accelerazioni improvvise, sui cigli della strada c’è una realtà che scorre parallela. Una realtà fatta di baracche fatiscenti, sporcizia, persone che si adagiano al suolo come se fossero stanche di vivere, bambini che corrono divertiti, pozze stagnanti di acqua maleodorante, ambulanti che vendono frutta e verdura, persone che aspettano l’autobus come se niente fosse. Un tema dominante? Il colore. Dio in confronto ha pesantemente risparmiato sugli acquarelli, Ganesha “dio indiano” no. Le nostre città e periferie sono vuote e grigie, qui i colori sembrano vivere di una luce propria. Anche se accostati in modo assurdo e bizzarro, in questa realtà sembrano avere un proprio significato e modo d’essere.

La musica di Vander Sfroos in sottofondo mi accompagna in questo viaggio giornaliero, smorzando e attutendo un po’ quelli che sono i rimorsi della coscienza che vengono a galla. Io sono solo di passaggio, loro no.




giovedì 12 maggio 2011

Voglia di scrivere

E’ possibile che in tutto questo tempo non abbia mai avuto voglia di scrivere? E’ una cosa normale, forse. Di certo è strano scoprirsi scrittori a trent’anni. In questi ultimi mesi è esplosa dentro me una voglia irrefrenabile che mi porta a riversare nero su bianco tutto quello che mi accade dentro e che mi circonda fuori.

Come se, dopo anni di lungo torpore, la mia anima si sia svegliata e abbia preso in mano una penna stilografica con la quale voglia esprimere se stessa. Migliaia di volte il mio sguardo si è appoggiato su questo giardino, posto di fronte al centro di Fabriano. Solo ora però, sono seduto con le spalle ad un albero fiorito, il sole in faccia e il pc sopra le mie ginocchia. Mi circondano giovani che si perdono nei loro vestiti sempre troppo larghi e modi troppo grezzi, bambini che giocando tra loro intorno ad un albero scoprono la bellezza del vivere, ragazze sedute vicine  con le ginocchia ripiegate che si confidano i loro segreti più intimi, mamme indaffarate a raccogliere i loro figli dal prato come se fossero dei frutti acerbi caduti troppo presto. In mezzo a questa calma apparente, eccomi qua a scrivere, immerso nei miei pensieri e nel mio mondo.

Tutto d’un tratto scopro la bellezza nell’osservare i dettagli anche più insignificanti di vite altrui e condensarne l’apparenza in poche righe. Forse mi sto perdendo nelle mie elucubrazioni mentali, forse sto girovagando intorno a me stesso, forse vedo le cose come avrei voluto vederle da parecchio tempo. Luca, cosa ti sta succedendo? La guerra è finita e ha vinto il più debole. Nonostante anni di studio analitico, razionale, schematico, logico al limite del paradosso, la parte irrazionale, sensibile, riflessiva e più profonda ha vinto. Ha finalmente vinto dopo un lungo periodo in cui non credevo neanche esistesse.

Anni in cui mi sono sforzato più volte di cercarla dentro di me trovandone solo alcuni barlumi. Durerà? Se sì, quanto? Ma sta realmente accadendo a me? Succede a tutti così? Nel mio caso credo faccia parte di un percorso che ho intrapreso fin da piccolo che mi ha condotto fino a qui. Una serie di scelte, consapevoli e non, di persone, di luoghi che mi hanno riempito il cuore così come una goccia, che giorno dopo giorno riempie il mare.



Volare

Aeroporto Francesco Cappa - Casale Monferrato. Domenica 19 Settembre 2010   Ore 09:00

Ed eccoci lì, io, Daniele e Valentina. Senza un vero perchè, trascinati dalla mia voglia di provare qualcosa di nuovo, di unico: Volare. Si perchè volare è il sogno proibito dell'uomo. I fratelli Wright hanno dato il là al concetto più moderno di volare, ma la vera sfida è galleggiare nell'aria solo con il proprio peso, senza alcuna corazza metallica che ti protegga, noi e il cielo, niente di più. I nostri sguardi si intrecciano spesso, sono un misto di eccitazione, adrenalina e paura. I paracaduti sono progettati per aprirsi ma a volta falliscono, come tutti d'altronde. Speriamo che non falliscano proprio ora..

Il tempo scorre lentamente nell'attesa del nostro turno fino a quando, ecco, il nostro momento è arrivato. Le lancette dei minuti diventano secondi, inizio a sentire il cuore che batte, come se prima si fosse fermato per prendere fiato. Pochi minuti per spiegarci cosa fare, mettere l'imbragatura ed eccomi sull'areo che sale piano verso i 4.000 metri.

L'ascesa è lenta ma continua, mi stupisco di quanto riesco a rimanere calmo. Forse il mio cervello è in standby, forse lo è sempre stato. Sta di fatto che il portone si apre.
Ci posizioniamo sulla porta, il mio istruttore dietro di me, inizia a contare e al 3 si salta..

Posizione di lancio: schiena all'indietro, gambe ben aperte e mani incrociate sul petto. Posizione impossibile da mantenere naturalmente. Mi viene voglia di mettere le mani avanti ma mi trattengo, ormai sono fuori dall'aereo.. Cosa si prova in quei secondi ? Difficile da spiegare. Per circa 10 secondi è solo paura, follia, pazzia, tremenda paura di non farcela. Poi, improvvisamente tutto cambia. Il corpo inizia a galleggiare nell'aria, apro le mani ed inizio a volare. La paura sul mio viso scompare e lascia spazio all'incredulità. Ragazzi miei, sto volando...

Trascorrono così 50 intensi e irripetibili secondi. Un battito di ciglia in una giornata normale, un'eternità in quel momento. Non ci sono più dubbi, più incertezze, me la godo, me la sto godendo al massimo. 
Rido, muovo le mani, mi agito, sto bene. Il mio corpo è come accarezzato da un fluido misterioso, senza colore, senza forma e senza sapore. Poi tutto d'un tratto un forte strattone. Uno strattone di felicità, è il paracadute che si è aperto.

Non sono ancora giunto a terra, ma sto già pensando 
a quando sarà il prossimo lancio..






domenica 8 maggio 2011

Dove vivere ?

Prima o poi tutti siamo di fronti a questa domanda:" Dove vado a vivere? "

La risposta non è facile, ma può diventare scontata se una persona non hai mai vissuto in fondo la propria vita sperimentando la bellezza del viaggiare, del vivere in altri posti diversi da quelli in cui si è cresciuti. Per fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, io ho una grande confusione in testa. Ad oggi non c'è risposta nei miei pensieri alla fatidica domanda. Troppo trambusto, troppi se e ma, svariati condizionamenti..insomma un grande caos. Ma perché ?

Bé, la spiegazione me la sono data, in parte sto giustificando i miei dubbi e le mie incertezze, ma non credo la realtà sia poi così distante. Hai presente quelle persone che prendono sempre la pizza al prosciutto? Il gelato con cioccolato e limone? Che fanno sempre la stessa strada per andare al lavoro? Si può parlare di certezza della pena, perché dal mio punto di vista è una pena capitale di fronte alle infinite possibilità che la vita ci offre, rifugiarsi sempre in certi peccati e scorciatoie. Ma da cosa scappiamo? Bé semplice, scappiamo dal cambiamento, la più grande paura dell'uomo seconda solo alla paura della morte.

Il cambiamento fa paura perché è banale dirlo, si conosce ciò che si lascia ma si è ignari di cosa a cui si va incontro. Le persone, certe tipi di persone, per questa paura che mai ammetteranno di avere neanche sotto tortura, vivono una vita priva di acuti, di nuove sensazioni e di piacevoli scoperte. Sia ben chiaro, non bisogna girare il mondo per essere felici, lo si può essere anche nel proprio paesello con gli amici di sempre. E' anche vero però che poche sono le persone che vivendo in questo modo si sentono realmente soddisfatte. Per alcune di esse il mondo è racchiuso nelle pareti invisibili del proprio circondario e quindi la casa non è più una scelta, ma una logica conseguenza. Ma per la maggior parte delle altre persone che vivono questo tipo di vita, le pareti invisibili diventano muri insormontabili di paura. Paura di osare, di tentare, di scappare, di provare a vivere un'esistenza diversa. E allora l'irreale sogno diventa una triste realtà.

Per questo, avendo tutto questo caos dentro di me, mi sento in parte sull'orlo di un precipizio, ma in parte estremamente fortunato. Ho la fortuna "di vedere" e quindi di capire. Capire che la risposta alla domanda "dove vivere?" non è ancora chiara e non lo sarà a breve. Ogni esperienza di vita, i rapporti con le persone, i luoghi con le proprie tradizioni fanno si che la miopia che all'inizio possedevo sta pian piano scomparendo. Gli occhiali che mi sono procurato grazie alle esperienze che sto vivendo mi stanno permettendo di "vedere" le cose in modo diverso. Anche la scelta più semplice di dove vivere, si complica improvvisamente e si gonfia di un valore molto più importante di quello che possedeva prima. 

Ora non sono più sicuro di nulla. Ora ho una gran confusione in testa. Ora sto bene.



sabato 7 maggio 2011

A Prima Vista

Ho pensato spesso a cosa avrei pensato una volta giunto in terra indiana. Mi sono bastati pochi minuti per cercare informazioni su internet e tutto è stato immediatamente più chiaro e trasparente. Un dato in particolare..India: 1.100.000 di persone di cui il 40% vive al di sotto della soglia di povertà. Un esercito di persone che vivono con meno di 1.25$ al giorno, circa 0,80€ (soglia di povertà definito dall' Unesco)

L'85% della popolazione indiana vive con meno di 2.5$, ovvero meno di 50€ al mese. 

Questa informazione, insieme a qualche foto ricevuta dal mio collega russo e la mia precedente esperienza lavorativa in Egitto mi ha permesso con estrema chiarezza di farmi un'idea più che sensata della realtà indiana. L'esperienza in Egitto fatta nel 2009 sì che è stata travolgente, inaspettata e incredibile. Seppure le due realtà siano differenti, ho toccato con mano per la prima volta nella vita cosa vuol dire vivere in un continente lontano dalle nostre tradizioni e dalla nostro benessere. Ovunque ti giri un paese del terzo mondo ti regala emozioni che definire contrastanti è poca cosa.  

L'India oggi giorno è così. Un paese pieno di contraddizioni: povertà estrema che si respira nell'aria, visibile ad ogni passo che si compie lungo le strade, condizioni igieniche proibitive, bambini che giocano nelle baracche ai cigli delle strade con la spazzatura, strade 24 ore al giorno invase da persone nullafacenti, donne che riscaldano l'acqua in dei grossi pentoloni neri adagiati sul fuoco..come se il tempo in quei luoghi si fosse fermato centinaia di anni fa'. E come contraltare a questa cruda realtà, dominata ancora da caste medievali, persone che si sono arricchite alle spalle di questi poveracci, che girano con macchine lussuose, vivono in centri residenziali dotati di tutti confort, spendono i propri denari in hotel a 5 stelle. No, per loro l'India non è una terra avara di possibilità. In un paese il cui il prodotto interno lordo (PIL) cresce con ritmi del 9%, la voragine diventa giorno dopo giorno sempre più profonda e incolmabile.





Nonostante questa realtà irreale, la mia reazione è stata di assoluta normalità. Nulla mi ha colto impreparato, nessuno sguardo, voce, momento di vita vissuto in quei primi 15 giorni passati in India. Come se tutto facesse parte di un copione già visto, già ripassato mentalmente, come se tutto fosse normale. Ma normale, non lo è affatto.



mercoledì 4 maggio 2011

Appartamento Adios

E’ giunto il momento. Giorni, poi mesi ed infine più di un anno passato in quelle quattro mura. Mi alzo e mi guardo attorno, tutto sembra come ieri: i vestiti negli armadi socchiusi, un paio di borse adagiate a fianco del letto, confusione di oggetti vari ovunque, polvere rannicchiata negli angoli della camera. Ma oggi non è come ieri. Oggi è l’ultimo giorno di certi giorni ed un nuovo giorno per altri che ne verranno.

Mi alzo, un po’ confuso e un po’ emozionato inizio a sistemare casa. Dopo quasi 3 ore tutto è già finito. La casa è pulita, il pavimento luccica, il letto è nudo privo di coperte, il bagno è completamente spoglio di tutti i miei oggetti personali, la cucina è asettica. Solo delle valige e uno stendi biancheria all’ingresso mi fanno ancora sentire a casa, tutto il resto ormai è uno sbiadito ricordo. Rifletto a cosa sto provando, ma mi riscopro privo di emozioni. La sensazione iniziale è svanita e lascia spazio ad un senso pratico che mai mi abbandona. Penso a come organizzare il trasporto dei miei affetti personali in hotel. Il destino, mi ha riservato un’ ulteriore sorpresa inaspettata. L’hotel con la sua aria rarefatta e priva di alcun calore umano mi aspetta per almeno dieci giorni prima del trasferimento a Milano, destinazione India.  Forse è una specie di purgatorio prima di giungere all’inferno..

Prima di richiudere la porta di ingresso mi rigiro un’ultima volta a pensare. Mai più rivivrò quei momenti vissuti in quelle quattro mura che mi hanno coccolato e protetto come fossi un figlio da accudire. Quante sere ho passato su quel divano così scomodo per riposarsi, cenato su quel tavolino traballante ricoperto da una tovaglia color giallo limone, dormito su quel letto con le molle anni ’60 e respirato quell’aria malsana proveniente dal sotto lavello. Afferro la maniglia in ottone di una porta ormai consumata dal tempo e la tiro verso di me. Scendo le scale, carico le valige sulla macchina e parto lasciandomi alle spalle un capitolo della mia vita. Un capitolo vissuto intensamente nel mio primo anno a contatto con la generosa terra marchigiana, ma sempre e solo di un solo capitolo si tratta..



sabato 30 aprile 2011

Mi presento

Eccomi quà, dopo 30 anni da poco compiuti, a raccontarvi la mia storia, la mia vita. Molti di Voi mi conoscono di già, ma è bene fare un veloce viaggio all'indietro per chi non mi conosce ancora..Mi chiamo Luca, ho 30 anni, ingegnere, interista da sempre, segno dell'acquario e amante delle nuove avventure. Non vi ho detto dove abito ? C'è un motivo..

Girovagare è la mia passione, mi permette di conoscere un sacco di persone, di luoghi, di odori, di emozioni che altrimenti non avrei mai vissuto. Sono nato a Vimercate (MI), e dopo una laurea in ingegneria meccanica (ahimè), nel 2007 mi sono trasferito a Venegono Superiore (VA) dove ho lavorato per circa 3 anni. Aermacchi e Bticino le prime due aziende che ho testato sulla mie palle....ehm...sulla mia pelle volevo dire..

Dopo questa esperienza ho deciso di svoltare una seconda volta. Sentivo il richiamo del Centro/Sud, del suo calore, del suo modo di vivere e di lavorare, così diverso da come ero stato abitutato fino ad allora. E allora mi sono chiesto: "Cambiare per cambiare..e se trovassimo un lavoro da quelle parti ?". Eccomi qua, da Febbraio 2010 in quel di Fabriano, una ridente cittadina di 20.000 persone nel centro delle Marche. Qui mi occupo di produzione e lavoro per l'Ariston Thermo (scaldabagni). Più di un anno è già volato via tra passeggiate in collina, giornate disteso al mare, serate latine, abbuffate di crescia e cinghiale e giri in bicicletta. E ora? La terza svolta...

Eccomi quà, pronto per una nuova e affascinante avventura..8 anni in Tibet ? No per ora no! 2 anni in India si però..! Per motivi di lavoro, sempre per conto dell'Ariston, sarò un espatriato italiano a Pune (India) non molto lontano da Mumbai.

Ogni realtà a suo modo mi ha dato qualcosa, fatto scoprire che esiste sempre qualcosa di non noto estremamente affascinante che ti può cambiare la vita da un momento all'altro..